SAN STINO DI LIVENZA - Quarantadue: è questo il numero di coltellate inferte alla professoressa Chiara Guerra, uccisa lo scorso 11 giugno dal nipote 17enne nella legnaia della sua villetta a San Stino di Livenza. L'informazione è trapelata dopo l'autopsia sul corpo della 53enne, esame durato oltre quattro ore e sul cui esito vige il massimo riserbo. L'unico elemento che l'Ansa ha potuto apprendere è quello della probabile ferita finale, inferta dietro la nuca. Una sorta di «colpo di grazia» talmente potente da trapassare le vertebre.

L'autopsia L'autopsia si è svolta all'ospedale civile di Portogruaro (Venezia) ieri sera, mercoledì 24 giugno. Alla presenza dei carabinieri l'esame è stato effettuato dal medico legale incaricato dalla Procura dei Minori di Trieste, Antonello Cirnelli, e dal consulente indicato dai legali del minorenne, Alberto Furlanetto. Le coltellate I professionisti sono riusciti a ricostruire, una ad una, tutte le 42 coltellate, inferte in varie parti del corpo: al collo, al torace e all'addome. Un esame particolarmente difficile perché il cadavere era stato deturpato nel tentativo di dargli fuoco - forse per ostacolare l'indagine - e la permanenza in acqua per oltre 4 giorni.Dopo aver ucciso la zia, il 17enne ne ha trasportato il cadavere coperto da un grande telo, di giorno, con una carriola fino nei pressi di un canale, dove lo ha gettato insieme con l'arma del delitto, non ancora trovata dai sommozzatori dei vigili del fuoco. Si tratta, secondo il racconto del minorenne, di un coltello. L'autopsia ne ha confermato la compatibilità con le dichiarazioni rese dal reo sia ai carabinieri, sia nel corso dell'udienza di convalida al Gip di Trieste.Questa mattina, giovedì 25 giugno, la salma era stata anche sottoposta a una Tac total body. Il medico legale ha ora 60 giorni per depositare le proprie conclusioni. È probabile che già domani, previo nulla-osta alla sepoltura della Procura minorile giuliana, le spoglie della donna vengano messe a disposizione dei familiari per il rito funebre.