VENEZIA Chiara Guerra è stata uccisa con 42 coltellate. L’autopsia sul corpo della professoressa di 53 anni assassinata dal nipote 17enne, eseguita dal medico legale Antonello Cirnelli, ha portato alla luce tutta la furia omicida con cui si è consumato il delitto di San Stino di Livenza. L’accertamento, all’ospedale civile di Portogruaro, è durato oltre quattro ore. Insieme a Cirnelli c’era anche il consulente indicato dai legali del minore, Alberto Furlanetto. Di quelle 42 coltellate, molte sarebbero state inferte quando la donna era ormai già morta. Tra queste anche una alla nuca, così violenta da arrivare a trapassarle le vertebre.

Dall’esame è arrivata anche la conferma che la 53enne aveva provato disperatamente a difendersi: 5 o 6 fendenti, infatti, sarebbero compatibili con una colluttazione. Le ferite hanno raggiunto il torace e la gola: l’autopsia ha provato anche che la donna aveva riportato gravi emorragie agli organi interni. L’arma del delitto non è mai stata trovata, ma le lesioni potrebbero essere compatibili con la lama di un comune coltello da cucina (10-12 centimetri). Ma non è finita. Sul corpo sono state trovate anche numerose bruciature: la conferma dell’ipotesi ventilata nei giorni successivi all’omicidio, ovvero che il giovane avesse provato a bruciare il cadavere della zia, prima di arrendersi e decidere di gettarlo nelle acque del canale Malgher dopo averlo trasportato su una carriola per circa 700 metri in pieno giorno. Zia uccisa dal nipote: ladri si introducono nella casa sotto sequestro dell'assassino di Chiara Guerra e rubano gioielliLE INDAGINI Nel frattempo, si attendono gli sviluppi delle indagini che al momento sono tutt’altro che chiuse. I carabinieri stanno ancora lavorando senza sosta per ricostruire tutti i dettagli della vicenda: all’appello mancano l’arma del delitto e il cellulare di Guerra, entrambi probabilmente finiti sul fondo del fiume Livenza o dello stesso canale Malgher. Un altro telefonino, invece, è già stato analizzato dai tecnici della procura: lo smartphone del minorenne è stato setacciato per cercare chat o chiamate che possano confermare o smentire le diverse ipotesi. Non è stato trovato alcun messaggio con cui il 17enne avrebbe cercato di crearsi un alibi, nessun invio verso la zia (o altri parenti) dopo il delitto, per fingere di non sapere nulla, di crederla ancora viva. LA FINTA RAPINA La casa di Guerra, invece, mostrava i segni di quello che poteva essere un goffo tentativo di sviare le forze dell’ordine: il vetro della porta d’ingresso era stato infranto, dall’esterno verso l’interno - come si insegna nei gialli vecchio stile, le schegge di cristallo sul pavimento dell’ingresso - ma l’idea di una rapina finita male non è mai stata presa davvero in considerazione dagli investigatori dell’Arma. Le stanze della villa non erano state messe a soqquadro, nessun cassetto rovesciato e abbandonato sui tappeti, e tra credenze e tavolini si vedevano ancora diversi oggetti di valore che nessun ladro avrebbe mai lasciato indietro. La scena del crimine all’interno della legnaia, poi, raccontava una storia diversa: macchie di sangue ovunque, ma nessun cadavere. Il 17enne ha parlato per un’ora e mezza prima della convalida del suo arresto, ma non è ancora trapelato se abbia o meno confermato la sua prima confessione. È ancora tutto da delineare, quindi, il movente del delitto: la famiglia ha smentito categoricamente, tramite il proprio legale Luca Pavanetto, che l’assassinio sia collegato a dissidi economici e presunte tensioni sull’eredità. Nelle ultime ore, un altro dispiacere per i Guerra. La casa di Chiara Guerra, in via Fratelli Cervi, e quella del minore e della sua famiglia, sono infatti ancora sotto sequestro, così come la tipografia di proprietà del padre della donna. Un paio di giorni fa, però, i ladri si sono introdotti nell’abitazione del giovanissimo omicida depredandola di vari gioielli e preziosi di famiglia.