SAN STINO DI LIVENZA (VENEZIA) - Avrebbe ucciso la zia 53enne Chiara Guerra poco dopo pranzo, gettato il cadavere nel fiume Malgher mezz’ora dopo e poi tentato di cancellare ogni traccia del delitto lanciando nel fiume Livenza arma e vestiti. È questa la prima ricostruzione che emerge dalle indagini in corso sull’omicidio dell’insegnante di San Stino di Livenza, per il quale ha confessato il nipote 17enne oggi accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Secondo quanto ricostruito finora, il delitto si sarebbe consumato attorno alle 13.30 di giovedì nella legnaia della villa di famiglia, in via Fratelli Cervi 3. Qui il ragazzo avrebbe colpito la zia con un coltello o un pugnale, ferendola mortalmente. Subito dopo si sarebbe liberato degli abiti sporchi di sangue, mettendoli da parte insieme all’arma utilizzata per l’aggressione, e avrebbe indossato dei vestiti puliti.

Chiara Guerra uccisa dal nipote 17enne, bigliettini e regali dagli alunni. La scuola: «Per chi non se la sente esame di terza media spostato» IL TRAGITTO Alle 14.10 una telecamera di videosorveglianza ha immortalato il 17enne mentre usciva dall’abitazione con una carriola coperta da un telo. Le immagini lo mostrerebbero mentre svolta in via Fratelli Kennedy, percorre via Verdi e raggiunge via Canaletta, fino alle sponde del fiume Malgher, all’altezza della chiusa, dove avrebbe abbandonato il corpo della zia. Un tragitto di circa 700 metri, percorso a piedi in 10 minuti. Liberatosi del cadavere sarebbe rientrato a casa, attorno alle 14.30. Qui si sarebbe diretto nuovamente nella legnaia per tentare di ripulire la carriola dalle tracce di sangue rimaste sul metallo.L’attività per eliminare le prove, però, non era ancora conclusa. Verso le 15 il ragazzo sarebbe uscito una seconda volta dalla villa: questa volta avrebbe imboccato via Stazione, svoltato verso via Papa Giovanni XXIII e raggiunto il retro della parrocchia di San Stino da dove è possibile salire facilmente sull’argine del fiume Livenza. Anche questo percorso sarebbe stato completato in 10 minuti esatti. Una volta arrivato sull’argine, il giovane avrebbe gettato nel fiume sia il coltello utilizzato per l’omicidio sia gli indumenti indossati al momento del delitto. Da chiarire se, in quel momento, abbia gettato nel Livenza anche il telo usato per coprire il corpo della zia. Né l’arma né i vestiti, ad ora, sono stati recuperati, ma la priorirà degli investigatori è recuperare il prima possibile il cadavere della 53enne, che la corrente del Malgher potrebbe aver trascinato verso la foce, in direzione del mare Adriatico. La carriola, invece, si trova ancora nella legnaia della villa posta sotto sequestro. Gli accertamenti dovranno chiarire però quale sia stata effettivamente utilizzata dal ragazzo, dato che nella casa ne sono state ritrovate due. Per questo, sarà necessario analizzare eventuali tracce ematiche sul metallo. «Un risveglio tremendo, Chiara Guerra era stimata da tutto il paese» L’INDAGATO Sul piano giudiziario, intanto, la Procura per i minorenni di Trieste ha contestato al 17enne fermato i reati di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Il giovane, che compirà 18 anni tra circa due mesi, secondo gli inquirenti avrebbe agito da solo, tenendo i propri familiari all’oscuro di tutto. Anche le immagini della videosorveglianza, nelle quali si vedrebbe il ragazzo trasportare la carriola verso il canale, rafforzerebbero l’ipotesi di un’azione compiuta in totale autonomia. «Solo le analisi del corpo, però, potranno confermare quanto dichiarato dal reo», ha sottolineato il procuratore di Pordenone Pietro Montrone. Per quanto riguarda il movente, da prime indiscrezioni emergerebbe una discussione legata ai nonni del giovane, entrambi ospiti da tempo di due diverse case di riposo della zona. La zia avrebbe pronunciato una frase giudicata offensiva o malevola nei confronti degli anziani coniugi, scatenando la reazione del nipote fino all’esplosione della violenza. Nel frattempo il diciassettenne si trova in una comunità per minori della provincia di Treviso, da dove potrebbe essere presto trasferito. Chi lo ha incontrato nelle ultime ore descrive un ragazzo che starebbe progressivamente prendendo coscienza della gravità del gesto commesso. Un atteggiamento, dunque, molto diverso rispetto a quello mantenuto nei giorni successivi alla scomparsa della zia, quando con vicini e conoscenti si era mostrato apparentemente preoccupato per le sorti della donna, sostenendo di non sapere dove fosse finita.