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È stato ritrovato dopo cinque giorni di ricerche il corpo di Chiara Guerra, l'insegnante di 53 anni uccisa dal nipote diciassettenne a San Stino di Livenza, nel Veneziano. Un delitto che, con il passare delle ore e l'emergere dei dettagli investigativi, assume i contorni di una violenza estrema, definita dagli stessi inquirenti come un'esplosione di brutale ferocia. Il cadavere della donna è stato individuato dai Vigili del fuoco nelle acque del fiume Lemene, in località Settesorelle, a diversi chilometri di distanza dal punto in cui era stato gettato. La corrente lo aveva trascinato ben oltre il canale Malgher, dove inizialmente si concentravano le ricerche. A segnalare il corpo galleggiante è stata una pattuglia della polizia locale, che ha immediatamente allertato carabinieri e soccorritori. Quando i Vigili del fuoco hanno raggiunto il punto del ritrovamento, il corpo era ancora parzialmente avvolto in un sacco. Una circostanza che ha reso impossibile una prima verifica approfondita sul posto e che ha reso necessario il trasferimento presso il laboratorio di medicina legale per gli accertamenti tecnici.
Sul luogo del recupero sono intervenuti i militari del Comando provinciale dei carabinieri di Venezia e il medico legale Antonello Cirnelli, incaricato della prima ispezione esterna. I primi riscontri hanno confermato quanto già emerso dalle indagini: il corpo presentava numerose ferite da arma da taglio. Secondo quanto trapela da fonti investigative, l'ispezione cadaverica avrebbe accertato che Chiara Guerra è stata colpita con oltre venti coltellate, molte delle quali inferte al collo e al torace. Una sequenza di fendenti che racconta una violenza incessante. Ma non sarebbe finita lì. Dopo l'omicidio, il ragazzo avrebbe tentato di dare fuoco al corpo della zia nel tentativo di cancellare le prove del delitto. L'azione, tuttavia, non sarebbe riuscita completamente. Gli esperti hanno infatti rilevato sul cadavere i segni provocati sia dalla permanenza in acqua per circa cinque giorni sia dalle fiamme appiccate successivamente all'aggressione. Il corpo, spiegano gli investigatori, è stato recuperato in condizioni sostanzialmente integre nonostante le alterazioni provocate dal tempo trascorso nel fiume. Resta ancora da recuperare l'arma del delitto. Il coltello utilizzato per l'omicidio non è stato trovato. Il diciassettenne, che ha già confessato l'assassinio, avrebbe raccontato agli investigatori di averlo gettato in acqua insieme al telefono cellulare della zia subito dopo il delitto. Le ricerche proseguono dunque per individuare gli ultimi elementi utili a completare il quadro investigativo di una vicenda che ha sconvolto il Veneto e che continua a restituire dettagli sempre più drammatici sulle modalità dell'omicidio.










