Sedici anni alla guida della Conferenza episcopale italiana, dal 1991, incarico che ha ricoperto insieme a quello di Vicario per il Papa di Roma. Sono anni chiave per la politica italiana e la Chiesa svolge un ruolo di primo piano. In particolare lo svolge proprio Camillo Ruini, classe 1931, una delle figure più eminenti nella storia della Chiesa italiana. Il termine 'ruinismo' entra nel 2008 nella Treccani, a segnare l'impronta che lasciò nella gestione della Conferenza episcopale italiana.

Era nato a Sassuolo, in provincia di Modena e diocesi di Reggio Emilia-Guastalla, il 19 febbraio 1931. Aveva compiuto gli studi filosofici e teologici a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, come alunno dell'Almo Collegio Capranica, conseguendo la licenza in filosofia e teologia ed era stato poi ordinato sacerdote l'8 dicembre del 1954. Diventa vescovo nel 1983 e solo tre anni dopo Giovanni Paolo II lo chiama a ricoprire il ruolo di segretario generale della Cei, della quale diverrà presidente nel '91. E' la sua guida a rafforzare il ruolo dei cattolici dopo il tramonto del vecchio partito di rappresentanza, la Dc. Dopo essere stato tra i più stretti collaboratori di Giovanni Paolo II, che lo volle appunto presidente della Cei e suo vicario per Roma al termine dell'era-Poletti, e dopo essere stato uno dei grandi elettori di Joseph Ratzinger come nuovo Papa, Ruini è rimasto comunque un punto di riferimento nel Collegio cardinalizio, e ancor più nella Chiesa italiana, dove l'eredità della sua leadership e la stessa corrente dei 'ruiniani' ha rappresentato anche negli anni successivi una anima essenziale della Chiesa italiana.