Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLo chiamavano Camillone perché di don Camillo, il personaggio nato dalla penna di Giovanni Guareschi, aveva forse l’indole ma non sventolava panche.
L'ascesa politica di Camillo Ruini
Preferiva fossero altri a sventolarle per lui: Camillo Ruini, cardinale di Santa romana Chiesa e per lungo tempo presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), è mancato nella serata del 16 giugno a 95 anni dopo una vita lunga e che ha inciso sul nostro Paese.
Schiette origini in quel di Sassuolo (Mo), sacerdote dal 1954, vescovo dal 1983 e dal 1986 segretario della Cei, Ruini, nel 1991, ne diventa presidente e nello stesso anno è cardinale per volontà di Giovanni Paolo II. Lo sarà per 15 lunghi anni (20 se ci mettiamo il periodo in segreteria), rappresentando un’ancora sicura per la Chiesa italiana negli anni di Tangentopoli e lo spappolamento della Prima Repubblica: è qui che Ruini consolida la sua statura.
C’è poco da dire: il cardinale di Sassuolo sapeva leggere i segni dei tempi più e meglio di altri, e l’ha dimostrato in quei lunghi anni alla guida dell’episcopato italiano; tramontata la Democrazia cristiana, c’era da giocare una partita nuova sul piano politico in mezzo a facce sconosciute e a volte apertamente ostili in anni estremamente confusi.










