Lucidità di giudizio e profonda dedizione alla Chiesa, considerava la morte l’incontro con la verità ed è morto in pace e nella fede in Dio il Cardinale Camillo Ruini spentosi a Roma all’età di 95 anni. Considerato il “Richelieu” di Papa Giovanni Paolo II era il più influente stratega di una Chiesa che riuscì a superare indenne il buco nero del comunismo. Il ricordo di Gianfranco D’Anna
Non ci sono soltanto gli ultimi 60 anni di storia della Chiesa italiana, ma anche la mancata elezione a Pontefice nel Conclave del 2005 che elesse Papa Ratzinger, a caratterizzare la lunga e carismatica esistenza del Cardinale Camillo Ruini.
Dopo la scomparsa di Karol Wojtyla del quale il Cardinale Ruini era stato per 16 anni il braccio operativo, alla guida della Conferenza episcopale italiana e Vicario per la Diocesi di Roma, mentre già vaticanisti e giornalisti parlamentari studiavano titoloni a tutta pagina della serie “Don Camillo e Peppone all’ombra del Cupolone”, nella Cappella Sistina dopo l’impasse iniziale, il passo di lato dell’allora Arcivescovo di Buenos Aires, Bergoglio, e la repentina scelta del Cardinale Carlo Maria Martini di riversare i voti su Joseph Ratzinger, bruciarono sul nascere la latente ma molto consistente candidatura di Ruini. Come dire che non vi sarebbe stato un Papa Emerito e molto probabilmente neanche il primo ed ultimo Papa Gesuita.










