Nella sua veste di presidente della Conferenza Episcopale Italiana divenne dagli anni '90 il principale regista della ristrutturazione dell'intervento cattolico nello spazio pubblico
Con la morte del cardinale Camillo Ruini, all'età di 95 anni, si chiude una delle stagioni più dense e influenti della storia recente della Chiesa cattolica italiana. Figura centrale nel panorama ecclesiale e culturale del Paese, Ruini ha incarnato per decenni la volontà della Chiesa di rimanere protagonista nel cuore della società, anche in un tempo segnato da profonde trasformazioni e da un crescente secolarismo.
Protagonista di spicco dell'episcopato, Ruini, nella sua veste di presidente della Conferenza Episcopale Italiana (1991-2007) divenne dagli anni '90 il principale regista della ristrutturazione dell'intervento cattolico nello spazio pubblico, segnando una svolta rispetto al tradizionale collateralismo democristiano della Prima Repubblica. Dopo la fine della Democrazia cristiana e l'avvento di Forza Italia, il suo approccio non fu più quello del partito cattolico, bensì quello di una 'Chiesa pensante', capace di orientare la politica attraverso princìpi, alleanze culturali e visibilità mediatica.Nato a Sassuolo (Modena) il 19 febbraio 1931, nella diocesi di Reggio Emilia, Camillo Ruini si formò al Pontificio Collegio Capranica e alla Pontificia Università Gregoriana, dove ottenne la licenza in filosofia e teologia. Ordinato sacerdote l'8 dicembre 1954, fu fin da subito riconosciuto come un fine intellettuale e un pastore attento, capace di unire riflessione teologica e capacità di guida.










