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Una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti questa settimana ha indebolito gravemente alcune garanzie legali per le minoranze nel paese, e potrebbe avvantaggiare il Partito Repubblicano nelle future elezioni, già a partire dalle elezioni di metà mandato a novembre. La decisione della Corte è ritenuta in modo unanime estremamente rilevante, ma ci sono disaccordi sulle sue conseguenze: alcuni sostengono che potrebbe cambiare profondamente la politica americana; altri ritengono che gli effetti saranno più modesti.

La sentenza è abbastanza complicata e riguarda la Sezione 2 del Voting Rights Act, una legge del 1965 che proibiva le discriminazioni razziali nel sistema elettorale, e in particolare nella definizione delle circoscrizioni elettorali.

La legge portò alla creazione dei cosiddetti majority-minority districts, cioè “circoscrizioni in cui la minoranza è la maggioranza”: sono circoscrizioni disegnate in maniera tale da garantire che i membri della minoranza (quasi sempre afroamericani) fossero la maggioranza dei votanti del distretto e potessero dunque eleggere politici che rappresentassero la comunità, senza che il loro voto fosse diluito tra la maggioranza dei bianchi.