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9 DICEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 8:08

Via libera alla decisione del Texas di ridisegnare la propria mappa elettorale, nonostante le accuse di profilazione razziale. Disponibilità a considerare la costituzionalità dell’ordine esecutivo di Donald Trump, che limita il diritto di cittadinanza per nascita. Nel giro di poche ore, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha preso un paio di decisioni che confermano la decisa svolta conservatrice di questi anni e il sostegno alle politiche di Trump, che ha nominato tre dei nove giudici del massimo organo giudiziario americano. Di più: la Corte pare ormai ribaltare uno dei principi che hanno guidato per decenni la dottrina legale statunitense, lo stare decisis, il rispetto che, a meno di clamorosi errori, le corti devono alle decisioni del passato.

I distretti elettorali in vista del midterm – Nel caso del Texas, la Corte acconsente al ridisegno dei distretti elettorali votato dai repubblicani dello Stato e all’utilizzo della nuova mappa sin dalle elezioni di midterm del 2026. Il redistricting, in Texas come in altri Stati a maggioranza repubblicana, era stato chiesto direttamente da Trump, che teme di perdere la maggioranza alla Camera nel voto di medio termine. Il governatore del Texas Greg Abbott e i legislatori G.O.P. avevano così approvato una legge che modifica i confini della mappa elettorale, disperdendo il voto afroamericano e ispanico e consegnando ai repubblicani la vittoria in cinque collegi ora controllati dai democratici. Era subito scattata l’accusa di gerrymandering, di manipolazione dei confini dei distretti in modo da favorire un partito, e di violazione del “Voting Rights Act” del 1965, che proibisce la discriminazione razziale nei processi elettorali. Accogliendo le accuse, una corte distrettuale di El Paso aveva vietato l’utilizzo della nuova mappa.