L’emigrazione italiana verso le Americhe è un’epopea scolpita nell’immaginario collettivo, fatta di valigie di cartone e bastimenti in partenza per Ellis Island o per i porti sterminati dell'Argentina. Eppure, scavando negli archivi, emerge una rotta meno nota ma altrettanto cruciale, battuta da migliaia di uomini e donne che non cercavano il freddo Nord industrializzato, bensì le paludi e le piantagioni del profondo Sud degli Stati Uniti. Il progetto di ricerca Sail (Sicilians dreaming Louisiana), sviluppato all’Università di Padova dalla dott.ssa Alice Gussoni sotto la supervisione del prof. Stefano Luconi, ha infatti squarciato il velo su un capitolo affascinante e doloroso: l’esodo dalla Sicilia verso New Orleans tra il 1865 e il 1901. È un’indagine rigorosa che racconta le vite di braccianti stritolati dalla fatica, boss di quartiere, linciaggi sanguinosi e imperi commerciali costruiti dal nulla.
La storia prende una piega decisiva nel 1865. Negli Stati Uniti la Guerra civile è appena terminata e l’abolizione della schiavitù sconvolge per sempre l’economia agricola del Sud. I proprietari terrieri della Louisiana si trovano improvvisamente privi della forza lavoro vitale per mantenere attive le sterminate piantagioni di canna da zucchero perché gli schiavi afroamericani sono stati liberati. Serve manodopera a basso costo, resistente alla fatica e alle temperature proibitive. La soluzione viene individuata oltreoceano: i contadini siciliani.








