«Quando hanno bisogno di noi, ci chiamano migranti, e quando abbiamo finito il raccolto, diventiamo vagabondi e dobbiamo toglierci dai piedi». No, non siamo nel 2026. Lo scenario non è quello di un campo agricolo del Sud Italia, e a parlare non è un pachistano o un nordafricano. Siamo nel 1936. Il luogo è la California, e a pronunciare queste parole è un ragazzino americano. A raccogliere la sua testimonianza in un campo abusivo dell’Imperial Valley è John Steinbeck, il grande scrittore americano che proprio quell’anno viene ingaggiato dal San Francisco News per scrivere un reportage al fine di documentare l’esodo provocato delle Dust Bowls, la tempeste di sabbia che negli anni ’30 provocarono gravi danni innescando una crisi agricola e costringendo tra i 300 e i 500 mila agricoltori americani, i cosiddetti “Okies”, a migrare dalle pianure basso-centrali (Texas, Arkansas, Missouri, Oklahoma) verso la California. Il risultato saranno sette articoli pubblicati dal 5 al 12 ottobre del 1936 in una serie intitolata The Harvest Gypsies. Materiali che poi, come fiumi, alimenteranno il mare di Furore, il capolavoro di Steinbeck che uscirà nel 1939. Quegli articoli sono ora raccolti nel volume I nomadi recentemente ripubblicato in Italia da Il Saggiatore.