Il ritorno di El Niño nel 2026 è ormai considerato praticamente certo dalle previsioni climatiche: legato al riscaldamento ciclico di un’ampia porzione dell’Oceano Pacifico tropicale, questo fenomeno è destinato a influenzare clima, agricoltura e prezzi alimentari su scala globale tra il 2026 e il 2027, con effetti che potrebbero protrarsi anche dopo il suo picco.
Il Pacifico tropicale oscilla infatti ogni pochi anni tra due stati opposti: la fase calda, El Niño, e quella fredda, La Niña. Quando si sviluppa El Niño, una vasta area dell’oceano superficiale diventa insolitamente calda, alterando la circolazione atmosferica e spostando piogge, siccità e ondate di calore in molte regioni del mondo. Stavolta, il segnale atteso appare particolarmente significativo.
Secondo il nuovo rapporto di Copernicus – il programma europeo di punta per l'osservazione della Terra – in tutti gli scenari considerati il caldo estremo inizierà a intensificarsi nelle aree tropicali e subtropicali da settembre, raggiungerà il picco tra dicembre 2026 e febbraio 2027 e persisterà fino alla primavera. Temperature insolitamente elevate sono attese in gran parte del pianeta, con effetti più marcati via via che El Niño aumenterà d’intensità: tra le aree più esposte figurano Nord e Sud America, America centrale, Africa, continente euroasiatico e Australia.














