Gli scienziati lo monitorano da mesi e i governi si stanno preparando. El Niño sta per tornare e con lui una serie di effetti sul clima che vale la pena conoscere, senza allarmismi, ma con attenzione
È uno dei fenomeni climatici più influenti del pianeta, ma nonostante questo, non nasce da un evento evidente come un’eruzione e o un terremoto: tutto comincia quando le acque dell’Oceano Pacifico iniziano lentamente a scaldarsi di appena qualche grado, variazioni minime che, tuttavia, sono sufficienti a modificare gli equilibri climatici in molte aree del mondo. È il cosiddetto El Niño e ne torniamo a parlare perché la Wmo, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di clima e atmosfera, stima, infatti, una probabilità dell’80% che il fenomeno si sviluppi entro l’estate 2026, con il 90% di possibilità che prosegua almeno fino a novembre. Ma cosa vuol dire davvero che arriva El Niño? E, soprattutto, cosa vuol dire per noi?
Sta tornando El Niño: cosa cambia (e cosa no) per noi
La previsione praticamente certa della Wmo, è il risultato di un bollettino prodotto dal Met Office del Regno Unito che raccoglie le analisi di 13 istituti scientifici da tutto il mondo. A restare ancora incerto è il dato sull’intensità: la maggior parte dei modelli, infatti, suggerisce un evento moderato e nessuno al momento parla ufficialmente di un “Super El Niño”, indicando con questa definizione un riscaldamento delle acque del Pacifico superiore ai due gradi. Detto altrimenti: ci sono buone ragioni per tenerlo d’occhio, ma non per immaginare scenari fuori controllo.















