Per i giudici un episodio isolato non può bastare a motivare la giusta causa di licenziamento

Un errore durante una manovra con il carrello elevatore e un litigio degenerato in insulti non bastano a giustificare un licenziamento. Lo ha stabilito la Corte d’Appello dell’Aquila, che ha annullato il licenziamento di un operaio metalmeccanico e ne ha disposto la reintegrazione.

L’incidente e le offese

Il lavoratore protagonista della vicenda lavorava come addetto alla movimentazione di tubi in acciaio per condotte di metano ed era stato licenziato nel novembre 2024 dopo due contestazioni disciplinari. Secondo la prima contestazione, Il dipendente aveva effettuato una manovra errata con il carrello elevatore, provocando la caduta di un tubo lungo 12 metri. Il tubo aveva fatto rimbalzare alcuni listoni di legno utilizzati come supporto: uno avrebbe colpito lo sportello dell’auto di un collega, mentre un altro avrebbe sfiorato un lavoratore presente nelle vicinanze. Pochi giorni dopo, inoltre, l’operaio aveva insultato un collega, accusandolo di aver riferito l’incidente ai superiori e definendolo «coglione», «cretino» e «pettelone» (termine dialettale per dire “pettegolo”).

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