In Libano è un’altra storia. Israele non sente ragioni e continua come se niente fosse il suo assedio, nonostante un cessate il fuoco reale – e non fittizio come quello che esiste in questo momento in Libano – dovrebbe essere parte dell’accordo tra Iran e Stati uniti che, a meno di ulteriori rocamboleschi colpi di scena, verrà firmato venerdì a Ginevra. Tel Aviv «non si considera toccato dalla clausola libanese dell’accordo tra Iran e Stati uniti», ha detto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Israele «resta in Siria, in Libano e a Gaza tutto il tempo necessario», ha poi rimarcato in serata. La volontà di Tel Aviv di sabotare l’accordo, almeno per quanto riguarda la questione libanese, è stata ribadita domenica quando l’aviazione israeliana ha colpito un appartamento a Ghobeiri, nella Dahiyeh, la periferia meridionale di Beirut, uccidendo tre persone e ferendone almeno quindici. Una dinamica più volte ripetuta in questi mesi.

IL PRESIDENTE degli Stati uniti, furioso con Netanyahu, ha dichiarato lunedì sera a Evian durante una conferenza stampa congiunta con il presidente francese Emmanuel Macron: «Vedremo se riusciamo a risolvere la situazione in Libano, è una sorta di mini-esempio di quello che abbiamo fatto finora, una crisi che continua a protrarsi. Parleremo con Hezbollah».