Il gioco sporco Negoziato farsa a Washington mentre cadono le bombe. Hezbollah risponde a Beaufort

«Non c’è nessun cessate il fuoco nel sud del Libano». Sono le parole di Eyal Zamir, capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, durante la visita di ieri alle truppe nel villaggio occupato di Taybeh (Marjayun) mentre si concludeva la due giorni del quarto ciclo di negoziati diretti tra Libano e Israele alla Casa bianca.

«LA MISSIONE che ci è stata assegnata dal governo è quella di metterci lungo la Linea (Gialla, una fascia di una decina di chilometri al confine sud e sud-est nella quale opera una sistematica distruzione di villaggi e città) per prevenire attacchi diretti alle comunità (del nord di Israele, ndr). Lo abbiamo fatto, questa è la linea su cui siamo posizionati. Potremmo doverci rimanere», ha rimarcato il generale. Molti esponenti del governo israeliano, tra cui il ministro delle finanze Smotrich, si sono già espressi a favore non solo dell’occupazione, ma dell’annessione di intere aree del sud.

Il segretario di stato statunitense Marco Rubio, che segue personalmente gli scambi fra le diplomazie dei due paesi, riporta la direzione in cui ci si sta muovendo a Washington: «Hezbollah non è solo un nemico di Israele. È un nemico del Libano e del governo libanese», ha dichiarato Rubio esprimendo poi la speranza di un «nuovo paradigma» di cooperazione tra i due paesi. A Islamadab invece, nel braccio di ferro con gli Stati uniti, l’Iran ha più volte sottolineato che nessun accordo avverrà se il Libano, e quindi Hezbollah, non sarà incluso, controbilanciando il tentativo di isolare il partito armato.