Una forbice tra Nord America e Spagna che alla fine porta a un taglio di posti di lavoro nel nostro Paese. Un po’ come sta avvenendo nel mondo dell’automotive, l’Italia rischia di pagare dazio nel settore del bianco, comparto scosso da un riassetto internazionale per reggere l’onda d’urto innescata dall’avanzata dei prodotti cinesi a basso costo. Movimenti nei quali le aziende di Pechino danno le carte e fanno il gioco. Dopo aver visto andare in fumo quasi mille posti di lavoro nella vertenza Beko, il governo deve ora gestire i 1.700 licenziamenti annunciati da Electrolux negli stabilimenti italiani. Oggi è in programma il tavolo al ministero delle Imprese per comprendere se esista un’apertura da parte dell’azienda a rimodulare gli esuberi. La strada è stretta perché la multinazionale svedese, da decenni nel nostro Paese, ha chiarito di non avere intenzione di retrocedere: la fabbrica di Cerreto d’Esi deve chiudere, lasciando per strada 170 operai, e verranno sacrificati oltre 1.500 posti di lavoro negli altri stabilimenti.

Il taglio di circa il 40% dei dipendenti italiani arriva a pochi mesi di distanza da una maxi-operazione in Nord America che ha coinvolto l’azienda con sede a Stoccolma. Ad aprile Electrolux ha siglato un accordo con il gigante cinese Midea che prevede la creazione di una joint venture paritetica per sviluppare e vendere prodotti di refrigerazione in quell’area. Il Nord America rappresenta circa un terzo del fatturato di Electrolux, soprattutto grazie al marchio Frigidaire, e negli ultimi anni aveva registrato forti perdite operative. Attraverso un aumento di capitale da 9 miliardi di corone svedesi, la multinazionale metterà a terra il piano con i cinesi incentrato sulla collaborazione nelle fabbriche di Juarez (Messico) e Anderson (Carolina del Sud) sperando in un rilancio. Nel frattempo la creazione della piattaforma industriale condivisa negli Stati Uniti permette a Midea, sfruttando la debolezza contingente di Electrolux, di penetrare nel mercato americano garantendosi la rete distributiva degli svedesi.