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Massimiliano Nerozzi, nostro inviato a Los Angeles

La squadra ha lasciato Tijuana atterrando a Los Angeles per il suo esordio. I tifosi pronti a sventolare il vessillo e indossare magliette con Leone e Sole al SoFi Stadium: la sfida con Teheran si accende sugli spalti

La chiamano «Teherangeles» i 600 mila iraniani residenti nell’area urbana della metropoli e nel Sud della California, la più grande comunità al mondo, figurarsi quanti saranno vessilli e t-shirt con la bandiera pre-rivoluzione del 1979, con il leone e il sole al posto del nome di Allah, stasera (le 3 del mattino italiane) dentro al Sofi Stadium: l’esordio dell’Iran contro la Nuova Zelanda, in diretta planetaria, è un’occasione da non perdere. Sventolando quelle bandiere che il codice di condotta della Fifa ha messo all’indice, con pessimi risultati: l’altro giorno, al Levi’s Stadium di San Francisco, per Qatar-Svizzera, spuntavano da tutte le parti. E così s’annuncia qui: «Questa squadra rappresenta la macchina della propaganda della Repubblica islamica», riassume il pensiero di tanti, quasi tutti, Roozbeh Farahanipour, dissidente e ceo della Camera di commercio di Los Angeles West.

Da giorni volontari preparano le bandiere e piegano le magliette, «circa duemila», da distribuire oggi. Mehdí Taj, presidente della Federcalcio della Repubblica Islamica, l’ha presa malissimo: «La Fifa è responsabile dell’esecuzione dei protocolli delle partite, ma il governo degli Stati Uniti in alcuni casi non ha aderito a questi protocolli: uno di questi casi è l’uso della bandiera ufficiale dei Paesi negli stadi».