La tensione per l’attesa della partita ha presto lasciato spazio al calcio. Dovrebbe essere la normalità. Non per l’Iran, regime da settimane in guerra con gli Stati Uniti e che poche ore prima dell’esordio mondiale della propria squadra ha raggiunto un accordo di pace con Washington.
A Los Angeles, contro la Nuova Zelanda, per la nazionale iraniana è arrivato un 2-2 che lascia aperto a ogni scenario il gruppo G grazie anche al pareggio tra Belgio e Egitto. Prima del fischio d’inizio, però, la selezione di Teheran ha dovuto fare i conti con la contestazione di una tra le più grandi comunità di esuli iraniani nel mondo, quella di Los Angeles, creata da avversari politici della neonata Repubblica islamica da cui fuggirono alla fine degli Anni 70. Le bandiere contro gli ayatollah hanno riempito lo spicchio di stadio dedicato ai tifosi iraniani, l’inno (cantato dai calciatori, a differenza delle giocatrici che a marzo, in Coppa d’Asia, si rifiutarono di farlo) è stato fischiato.
La scena se l’è presa poi una partita frizzante, in cui la doppietta del neozelandese Just è stata intervallata dalle reti di Razaeian e Mohebi. Per la prestazione e l’impegno, a fine partita, durante il giro di campo i calciatori dell’Iran hanno raccolto gli applausi del proprio pubblico.










