Il primo capitolo del Mondiale dell’Iran è andato in scena in un clima carico di significati dentro e fuori dal campo. La sfida contro la Nuova Zelanda è terminata 2-2 dopo una partita spettacolare, ma il momento più discusso è arrivato ancora prima del calcio d’inizio: durante l’esecuzione dell’inno iraniano dagli spalti sono arrivati fischi e contestazioni.
Iran-Nuova Zelanda, i fischi all'inno nazionale La gara, valida per il gruppo G del Mondiale 2026, si è giocata a Inglewood, nell’area di Los Angeles, davanti a una forte presenza della diaspora iraniana. Una parte dei tifosi ha trasformato l’inno in un momento di protesta contro il governo iraniano, con manifestazioni anche all’esterno dello stadio e richiami alla bandiera pre-rivoluzionaria iraniana.La partita Sul terreno di gioco è stata la Nuova Zelanda a partire meglio. Gli oceanici hanno trovato il vantaggio grazie a Elijah Just, autore di una doppietta che ha portato due volte avanti la squadra. Entrambe le reti sono state costruite con il contributo del capitano Chris Wood, punto di riferimento offensivo della nazionale.L’Iran però ha reagito. La squadra asiatica ha accorciato con Ramin Rezaeian, prima di trovare il definitivo 2-2 con Mohammad Mohebi al 64’. Rezaeian è stato protagonista anche dell’azione dell’ultimo pareggio, confermandosi uno degli uomini più importanti della partita.Il risultato lascia entrambe le squadre con un punto nel girone, in una situazione ancora aperta. Per la Nuova Zelanda il pareggio rappresenta anche un segnale importante: una nazionale storicamente difficile da battere ha dimostrato di poter competere contro un avversario più quotato.Il caso dell’inno: un Mondiale già politico Il momento dell’inno ha riportato alla memoria quanto accaduto al Mondiale precedente, quando la nazionale iraniana aveva scelto di non cantare l’inno prima della partita d’esordio contro l’Inghilterra, in un gesto interpretato come solidarietà verso le proteste interne al Paese.A Los Angeles il contesto è stato ancora più teso: diversi tifosi hanno fischiato l’inno, mentre altri hanno cercato di sostenere la squadra separando il piano sportivo da quello politico. La partita è così diventata non soltanto una sfida per il Mondiale, ma anche uno specchio delle profonde divisioni attorno alla rappresentanza della nazionale iraniana.










