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Massimiliano Nerozzi, inviato a Los Angeles
La Nazionale di Teheran all'esordio per il primo allenamento su suolo americano
DAL NOSTRO INVIATOLOS ANGELES - Accolta negli Stati Uniti da uno sparuto gruppo di manifestanti con le bandiere pre-rivoluzione del 1979, sia davanti all’hotel che all’ingresso dello stadio dei Los Angeles Galaxy, per il primo allenamento su suolo americano, la Nazionale iraniana vorrebbe tenere fuori la politica dal campo. Tant’è che, appena arrivato in conferenza stampa, alla vigilia della sfida con la Nuova Zelanda, il ct Amir Ghalenoei fa una dichiarazione prima ancora delle domande: «Siamo molto felici di rappresentare la grande, orgogliosa e forte nazione dell’Iran, spero che il calcio porti gioia e divertimento e che avvicini le culture e i Paesi. Spero che la Coppa del Mondo vada bene, nonostante i problemi di viaggio che abbiamo avuto. Ma siamo solo felici di essere qui».
Tocca al bomber ed ex interista Mehdi Taremi parlare - a domanda - sulle eventuali proteste allo stadio di Los Angeles, lunedì alle 18 (le 3 in Italia): «Rispettiamo tutti gli iraniani, sia quelli dentro il Paese che quelli fuori, siamo qui per giocare a calcio, e il calcio può sempre unire entrambe le fazioni. Il nostro popolo, lo amiamo sia dentro che fuori dall'Iran». Tanto oltre non si va, pure perché, in apertura, il delegato della Fifa invita i giornalisti a fare domande riguardanti «solo la partita». Preparata al meglio fino a un certo punto, riprende il ct, che a tratti deve ricorrere alla traduzione di Taremi, causa un malfunzionamento della traduzione, non l’unica pecca dell’organizzazione: «Certamente, abbiamo avuto interruzioni e non abbiamo avuto abbastanza tempo per adattarci - continua l’allenatore, ma so che i miei giocatori sono molto determinati a mostrare tutto il loro valore». Del resto, è successo di tutto. «La nostra pianificazione non è stata ideale, il nostro ritiro è stato cambiato due volte, prima eravamo attesi negli Stati Uniti, poi ci siamo spostati a Tijuana. Ne approfitto per ringraziare i messicani, brave persone che ci hanno accolto benissimo».














