C’era chi applaudiva e chi protestava fuori dallo stadio SoFi di Los Angeles durante l’esordio della nazionale iraniana ai Mondiali di calcio 2026. Erano circa 500 i manifestanti, rappresentanti della diaspora iraniana, che si sono riuniti per protestare contro la Repubblica islamica. E anche dentro lo stadio, insieme a chi cantava l’inno, c’era chi fischiava; insieme a chi sventolava la bandiera ufficiale, c’era chi brandiva quella pre-rivoluzionaria, con il leone e il sole. Intanto, dall’altro lato del globo, Washington e Teheran avevano da qualche ora concluso un accordo che dovrebbe portare alla pace e alla riapertura dello Stretto di Hormuz. La città degli Angeli ospita la più grande comunità iraniana al di fuori dei confini della Repubblica islamica. La FIFA ha ribadito più volte che il regolamento ufficiale vieta qualsiasi simbolo politico, ma riguardo alla vicenda specifica delle proteste anti-Teheran non vi è stato ancora alcun commento.
Mondiali 2026, all'esordio dell'Iran la protesta contro la Repubblica islamica fuori dallo stadio di Los Angeles
Erano in circa 500 a manifestare all'esterno del SoFi Stadium durante la prima partita della nazionale contro la Nuova Zelanda, finita 2-2. Tra i simboli della












