INGLEWOOD, 15 GIU - Grandi bandiere iraniane con il leone e il sole al centro sventolano accanto a quelle di Israele e degli Stati Uniti. Cori contro gli ayatollah e a favore del re Reza Pahlavi e musica persiana dagli amplificatori posti su un piccolo palco su cui si alternano militanti contrari al regime islamista di Teheran. A poche ore dall'esordio dell'Iran ai Mondiali contro la Nuova Zelanda, circa 500 oppositori iraniani residenti a Los Angeles si sono dati appuntamento davanti allo stadio SoFi di Inglewood. Nei serpentoni che avanzano verso gli ingressi e i metal detector si notano - in numero assai inferiore - anche iraniani con la bandiera ufficiale della Repubblica Islamica. Qualcuno la indossa sulle spalle, altri la tengono piegata sotto il braccio. La tensione è sottotraccia, ma il contrasto dei simboli e dei sentimenti è evidente. Attorno alla gigantesca arena al sud di Los Angeles va in scena la frattura della comunità di esuli più grande del Paese. Ryan, nato qui da una famiglia iraniana, ha preso il pomeriggio libero dal lavoro per venire alla partita con quattro amici. Prima di farsi fotografare si lega una bandana nera sugli occhi. "È per i nostri fratelli e sorelle uccisi da questo regime", dice.