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di Redazione La Sicilia
15 Giugno 2026, 13:08
Il tramonto rosato sullo stadio di Carson, a sud di Los Angeles, è l'incongrua scenografia del cortocircuito geopolitico di questi Mondiali di calcio.
Dentro all'arena dei LA Galaxy si allenano i 26 giocatori della nazionale iraniana: arrivati da poche ore da Tijuana, appena oltre il confine, con un viaggio di mezz'ora d'aereo e quattro ore di controlli, palleggiano e si rincorrono alle porte della città che ospita la più grande diaspora persiana degli Stati Uniti, il Paese che li bombarda da febbraio e che ha concesso l'ingresso solo a ridosso della partita d'esordio con la Nuova Zelanda.










