di Massimo Gramellini
Ogni settimana Massimo Gramellini risponde alle lettere su amore e sentimenti. Scrivete a 7dicuori@rcs.it. «Il tuo amante non lascia sua moglie, ma tu te la prendi solo con lei. Ti faccio una facile previsione...»
Caro Massimo, cosa trattiene oggi una donna autonoma ed emancipata dentro un matrimonio ormai esaurito? Cosa la induce a far finta di non sapere che quei week-end di suo marito “con gli amici” sono una messinscena e che nei viaggi di lavoro, accanto a lui, ci sono io? Cosa la tiene lì, mentre lui si infila nel letto la sera con l’odore di un’altra addosso? Sembra di essere ancora ai secoli addietro, quando le donne erano costrette ad accettare i tradimenti dei mariti perché non avevano altra scelta. Io e lei ci conosciamo. Siamo simili, sulla carta: donne in carriera, piene di interessi, mogli, madri di figli poco più che ventenni, economicamente autonome. Due vite costruite bene, due matrimoni lunghi in cui, però, per motivi diversi, le coppie non ci sono più. Lei ha sempre detto di non essere mai stata fatta per la vita matrimoniale né per il ruolo di madre, e che, tornando indietro, non rifarebbe le stesse scelte. Eppure, è ancora lì. A non dare e chiedere più niente, se non che lui torni comunque a casa a occuparsi della spesa e dei figli, mentre lei si dedica a ciò che le piace, senza di lui e senza i figli. Io invece non riesco a trascinare un matrimonio finito, solo perché 25 anni fa era stata fatta una scelta tra persone che oggi non sono più le stesse. Credo nell’amore quando è vero, e quando non lo è più, credo nel coraggio di cambiare. La coppia finisce, ma si resta genitori e si può restare amici, all’interno di una famiglia che cambia forma. La nostra relazione dura da oltre 5 anni: nata dalla solitudine di due matrimoni in cui ognuno si fa gli affari propri, è diventata una storia piena di amore, presenza e condivisione, passione e gentilezza. Ma emotivamente è ormai molto difficile da gestire senza un progetto: io preferisco chiudere perché non ho più voglia di nascondermi e di gestire la mia vita sulla base dei programmi di una donna che non stimo più. So già la tua domanda: «Ma lui, in tutto questo?». Hanno parlato più volte di separazione. Lei dice che non è il momento, ma che, se lui vuole, può andare. Lui è ovviamente un debole ma anche un uomo che non lascia la casa dove ha cresciuto i figli e dove, per loro, è tuttora il punto di riferimento, ma farebbe salti di gioia se lei decidesse di andarsene. Perché una donna colta, intelligente, emancipata resta e accetta? Davvero l’etichetta di “moglie” deve valere più della verità e di quel teatrino messo in scena tutti i giorni? Davvero si può accettare la presenza di un’altra e un matrimonio finito solo per non rinunciare alla comodità di uno status? A volte penso che sia forza, altre volte che sia solo egoismo, mancanza di ideali e scarsa autostima. NN








