di Massimo Gramellini
«In me, il mio compagno trova solo difetti. Mentre della sua ex dice che, se lei non l'avesse lasciato, sarebbe rimasto lì»
Caro Massimo,ti scrivo perché mi sento invisibile. Da dieci anni sto con il mio compagno, con cui ho avuto due splendide bambine. Entrambi abbiamo figli da precedenti relazioni, il che significa convivere costantemente con la presenza degli “ex”. Il problema, però, non sono i fantasmi del passato, ma come vengo guardata io nel presente. Vivo con la perenne, logorante sensazione di essere stata solo una scelta di circostanza. Nei miei confronti il mio compagno trova solo difetti: come madre, come lavoratrice, come compagna, in ciò che dico e persino nel mio passato. Tutto diventa un pretesto per litigare. Di contro, verso la sua ex non c’è alcuna obiettività. Dice di non averla mai amata, eppure ammette che, se lei non lo avesse lasciato, lui sarebbe rimasto lì “per il bene della figlia”. Se ne lamenta, ma non appena muovo un’osservazione, scatta a difenderla, proiettando subito dopo ogni colpa su di me. Mi sembra di vivere dietro uno di quei vetri spia dei commissariati: io vedo tutto nitidamente, ma loro non vedono me. Sono consapevole di ciò che accade, delle piccole e grandi ipocrisie quotidiane, mentre loro continuano a vivere la loro recita, convinti che io non sappia.Caro Massimo, si può continuare ad amare chi ti fa sentire un’intrusa nella tua stessa vita? Come si rompe questo vetro senza farsi troppo male?compagna invisibile






