Caro Massimo,
la mia relazione è finita da qualche mese. Una fine naturale, tra due persone che si sono volute molto bene ma che non erano fatte per stare insieme. Da allora non ho notizie di lei, se non per rari lampi di informazione che mi arrivano per vie traverse grazie a questo mondo iperconnesso. Tuttavia, lei resta ancora al centro dei miei pensieri, e negli ultimi giorni con una magnitudine tale da dover fare qualcosa per esorcizzarli, persino scriverle la lettera che aggiungo nel corpo di questa mail.
«Mia cara…, ho provato per ore interminabili quella sensazione che la cultura popolare chiama cuore spezzato. Io non l’ho mai immaginato come qualcosa che si spezza, quanto qualcosa che viene perforato, come se ci fosse una perdita di liquido vitale. La causa scatenante è stata il pensarti felice. Non mi fraintendere, sono contento che tu abbia trovato qualcosa che ti faccia battere forte il cuore. Mi dispiace da morire di non averne fatto parte. Un amico mi ha detto che soffro della sindrome del protagonista. Ma non è solo questo. Per ora, nessuno regge il confronto con te. Nessuno. Qualsiasi cosa faccia, qualsiasi luogo visiti, qualsiasi stimolo riceva, io lo collego a te. Rivedo te in tutto quello che mi circonda, come cantava Edith Piaf. Ricordarmi tutto quello che non ha funzionato tra noi, mi richiede uno sforzo attivo della memoria. Altrimenti, solo ciò che di bello abbiamo condiviso sgorga liberamente. Tuttora ho la coscienza sporca per non averti dato tutto quello che potevo dare. Però mi sono reso conto che tu non mi hai mai detto che forse era anche un po’ colpa tua: hai rovesciato tutto su di me. Il che non cambia nulla di quello che provo e continuerò a provare… Io ti ho amato davvero. E non te l’ho mai detto. Ecco, questa è davvero l’unica cosa che non mi perdonerò mai. A tutti gli effetti sei uno dei pochi, grandi rimpianti della mia vita. Non sai quante volte ho aperto la cassetta delle lettere sperando di trovarci dentro qualcosa da parte tua. Rientrato dal Natale, dopo un week-end, al mio compleanno: i fatidici trenta. E ogni volta non ho trovato niente. Ora mi accingo a cambiare casa e mi rendo conto che questa minuscola possibilità di una connessione, verrà finalmente estinta. E non sono ancora pronto. Questa casa è stato il porto sicuro in cui l’una con l’altro ci siamo dati conforto. Ed è un porto da cui salpo sapendo che mai più vi farò ritorno. Non credo tu stia ancora pensando a me. E anche se fosse, sono piuttosto sicuro che non sia con la stessa intensità. Ed è proprio per questo, sapendoti libera dalle catene dei miei ricordi, che io ti auguro solo il meglio. Che tu abbia trovato una strada che ti dia davvero soddisfazione e che ci sia qualcuno che ti apprezzi e supporti come meriti lungo la via».






