Caro Massimo,
le racconto la mia storia non perché penso che la sua risposta possa cambiare il passato, ma perché spero possa aiutarmi ad archiviarlo. Circa dieci anni fa, ho incontrato un uomo reduce da una separazione e padre di un bambino piccolo. Ci siamo innamorati profondamente e abbiamo vissuto insieme otto anni, costruendo un legame solido. C’era però un confine chiaro fin dall’inizio: niente figli. Era una sua scelta, dettata dalla paura di rivivere il dolore/fallimento già sperimentato. Io, inizialmente, l’ho accettata. Col tempo però qualcosa in me è cambiato. È nato, piano piano, un desiderio forte, viscerale, di diventare madre. Gliene ho parlato, ho provato a fargli spazio dentro il mio sogno, ma lui non ha mai cambiato idea. E così, con il cuore a pezzi, ci siamo lasciati. A distanza di meno di un anno dalla nostra rottura, ho appreso che aspettava un figlio da una ragazza di poco più di vent’anni, con cui aveva appena iniziato una relazione. Non proverò nemmeno a spiegare il dolore che ho provato, il punto non è questo. Il punto è la domanda che mi porto dentro da allora: perché? Perché a lei sì, e a me no? Perché mi ha negato per anni qualcosa che poi ha concesso così facilmente a qualcun’altra? Un ultimo elemento che aggiungo per completare il quadro: dopo la nascita del bambino, ha lasciato anche lei, replicando lo schema che tanto temeva e voleva evitare.







