di Massimo Gramellini
«Penso che il tradimento parli delle nostre ferite infantili, dell'incapacità di rinunciare a qualcosa che ci piace, dell'avarizia emotiva nel voler tenere tutto senza lasciare niente»
Caro Massimo,ti ho visto a teatro e nel tuo spettacolo ho sentito uno sguardo umano sulle fragilità delle persone. Oggi io mi sento esattamente così: fragile, lucida, confusa e tremendamente umana. Sono sposata da 15 anni con un uomo che considero perfetto per me. Tra noi c’è sempre stata una relazione fatta di rispetto, complicità, dialogo, ironia e libertà. Non ci siamo mai soffocati. Eppure, a un certo punto, qualcosa ha iniziato a incrinarsi. Desideravo un figlio, non è arrivato. E mentre io vivevo questa mancanza come un dolore, lui — che un figlio lo ha già da un precedente matrimonio — si sentiva appagato. Ed è stato in quel momento che ho conosciuto un altro uomo.Un innamoramento immediato. Una connessione emotiva fortissima, fatta di dolcezze autentiche, dove il sesso non è mai stato il centro gravitazionale, semmai il corredo. Gli promettevo che un giorno saremmo stati insieme, ma dentro di me quella possibilità l’ho solo fantasticata. Più lo conoscevo, più capivo che non lo immaginavo accanto a me nella vita reale. Era brillante, ma controllante. A volte mi faceva mancare l’aria. Alla fine, non ce l’ho fatta più a mentire a me stessa, a mio marito, al mondo intero e ho trovato il coraggio di allontanarmi da lui. Due mesi. Poi, per motivi di lavoro, siamo stati costretti a rivederci. Ora lui è di nuovo nella mia vita e io mi sento in colpa. Voglio dirgli che amo mio marito. Che il tradimento non significa necessariamente non amare più la persona con cui si sta insieme (argomento che utilizzava sempre lui: «Se hai tradito non ami, quindi tanto vale che lo lasci e stai con me»). Penso, invece, che il tradimento parli delle nostre ferite infantili, della nostra incapacità di rinunciare a qualcosa che ci piace, della nostra avarizia emotiva nel voler tenere tutto senza lasciare niente. A volte ci si innamora di sé stessi attraverso lo sguardo dell’altro. Con lui mi sono sentita desiderata e speciale in un momento della vita in cui mi sentivo incompleta e ferita come donna. Poi però il suo bisogno costante di conferme mi ha fatto vedere ancora di più quanto fosse preziosa la relazione che avevo costruito con mio marito. Eppure, ho paura di chiudere definitivamente con lui, ma soprattutto con una parte di me: quella irrazionale, passionale, egoista, infantile forse. Ho paura che, lasciando andare lui, io debba lasciar andare anche una versione di me che, nel bene e nel male, mi ha fatta sentire intensamente viva. IMMA








