di Massimo Gramellini

«Stava sempre attaccato al telefono, L’ho affrontato, mi ha detto piangendo di voler ricominciare daccapo»

Gentile Massimo,ho 31 anni, una figlia piccola e un compagno che chiamerò G. Credevo fosse la famiglia felice del Mulino Bianco, come quella da cui provengo: alti e bassi, ma dove non è mai mancata la volontà di costruire un progetto comune. Con G, com’è fisiologico che sia, dopo la fase dell’innamoramento in cui salti di nuvola in nuvola, sono emersi i difetti: ansia e impulsività da parte mia; procrastinazione, eccessivo utilizzo del telefono e scarsa emotività da parte sua. Da qualche mese avvertivo meno attenzioni nei miei confronti e, nonostante i miei tentativi di spronarlo a parlare, in risposta avevo sempre un muro di cemento armato: “Va tutto bene, non c’è niente, tutto a posto, faccio come mi chiedi”. Anche se puntualmente non faceva mai come gli chiedevo: la mia richiesta (mascherata da frasi tipo “devi essere più ordinato”, “usa meno il telefono”, “cambia qualche volta il pannolino anche te”) era essenzialmente una sola: essere vista, amata, accudita, accarezzata. Un mese fa prendo il suo telefono e scopro dei messaggi con una sua “cara amica” in cui le confessa di aver sbagliato tutto da due anni e che restava con me solo per la bambina, altrimenti da tempo se ne sarebbe andato. Mi sono sentita cadere il mondo addosso. Ecco, mi son detta, non riesci proprio a costruire una relazione solida, profonda, basata su valori di onestà e reciprocità. Ne ho parlato con G e si è messo a piangere (mai visto piangere in due anni). Mi ha giurato che quelle sue frasi erano figlie della rabbia, e che lui la rabbia la riesce a sfogare solo dicendo cose di cui poi si pente. Le dico la verità, Sig. Massimo, io sono molto confusa, non so più a chi e cosa credere in questa vita. Castelli che crollano, un estraneo che credevi tuo compagno. Forse è troppo giovane ancora? Ci conosciamo ancora poco? La paternità lo ha caricato di responsabilità che non sa come gestire? Abbiamo passato troppo tempo in simbiosi durante la maternità? (Lui lavora in smart working e, nei mesi in cui aspettavo e poi svezzavo la bambina, essendo costretta a casa, stavamo a contatto 24 ore su 24). Mi è sembrato sincero, quando mi ha dato la mano e mi ha chiesto di ricominciare daccapo, giurandomi che mi ama e che vuole una vita con me. Ma sono davvero queste, le sue reali intenzioni? O sono solo parole dette a vanvera? LETIZIAP.S. In tutto ciò, non abbiamo mai smesso di fare sesso, nonostante un calo in gravidanza, dove affermava che “aveva paura per la bambina”.