di Massimo Gramellini
«Sono sposato da 40 anni, ma già al decimo di matrimonio mia moglie ha cominciato a parlarmi ossessivamente di un collega...»
Caro Massimo,sono sposato da 40 anni, ma già al decimo di matrimonio accade che mia moglie cominci a parlarmi ossessivamente di un suo collega insegnante. Una sera (ore 21) arriva una telefonata. È lui. La telefonata dura ben due ore. Sono costretto a sparecchiare, mettere a letto i bambini e andarmene a letto pure io. Lei continua, peraltro al buio. Il giorno dopo parto con l’interrogatorio e ottengo rassicurazioni, ma poi esco e lei mi chiede: «Stai molto fuori?». Non lo aveva mai fatto. Al ritorno a casa scopro che ha telefonato al suo collega. Prende a insultarmi: tu sei paranoico… Ma io le dimostro che quella telefonata lei l’ha fatta. Lei lo ammette, ma aggiunge che era per comunicargli che non avrebbe più viaggiato con lui (la scuola in cui insegnano è a 70 km). Perché, caro Massimo, vengo a sapere che lei talvolta, invece di prendere il pullman, viaggiava sulla macchina del collega. Anche se lui aveva lezione un’ora dopo! Fatti/indizi di questi trent’anni. A un certo punto lei mi comunica che ha deciso di viaggiare sola in pullman e che lui non saluta né lei né gli altri colleghi. Ma un giorno vado a prenderla io a scuola e sull’autostrada vengo sorpassato dalla macchina del suo collega: e a bordo c’erano anche gli altri! Io controsorpasso, e noto che mia moglie e lui si sbirciavano. Un’altra volta mi dice di aver capito che il suo collega ha un bel rapporto con la moglie (come se le dispiacesse). Una sera, al culmine di una lite, le dico che andrò da questo signore per chiedere spiegazioni. Cerca di trattenermi. Io esco, ma non faccio quel che avevo in mente. Però quando torno a casa lei mi chiede «che ha detto?». Quasi rassegnata. Dice di non sapere dove abita. Ma quando passiamo per quella zona il suo sguardo va sempre verso una stradina dove non c’è niente se non la casa di lui. Una sera a passeggio si ferma davanti a dei manifesti funebri. Su uno c’è il nome del collega, ma è un’omonimia. Scoppia la lite e lei giura che stava guardando un altro manifesto perché gli sembrava che si riferisse a una persona che conosceva. Ma non è mai stata in grado di dirmi quale fosse questo manifesto. Un’altra volta siamo ai mercatini. Sentiamo la voce del suo collega e lei subito: «Andiamo via». Mia moglie dice che certi suoi comportamenti ambigui avvengono perché ho creato un clima di terrore che la porta a fare cose che danno adito a dubbi. In trent’anni non si è mossa di un millimetro da questa posizione. E allora, Massimo, perché ti scrivo? Perché voglio che una persona “terza”, TU, mi dica che in base agli indizi ho ragione io a pensare che mia moglie mente per paura e vergogna. Oppure che mi dica: gli indizi sono insufficienti, mancanza di prove. vittorioP.S. Circa una settimana fa salta fuori che, prima di conoscermi, aveva avuto almeno due storie di cui una con un uomo separato con un figlio che aveva mollato, dice, appena lo ha saputo (lei aveva 17 anni). È stato quando ancora non sapevamo l’uno dell’esistenza dell’altra. Per carità, giusto. Ma perché in tutti questi anni non me ne aveva mai parlato?






