La storia dell’arte racconta la storia della follia. Alla fine del XVIII secolo lo psichiatra francese Philippe Pinel distingue i malati di mente. Li vede e ne intende la specificità, perché possano essere sottoposti a cure “appropriate”, in luoghi dedicati.
Nel 1656, con decreto regio, era stato istituito l’HÔpital Général, per accogliere disagiati “di ogni sesso, provenienza ed età, di qualsiasi tipo ed estrazione, e in qualunque condizione si trovino, validi o invalidi, malati o convalescenti, curabili o incurabili”, venuti spontaneamente o ivi condotti con la forza. E qui i folli si confondevano con qualsiasi altra situazione di disagio.
Pinel “libera i malati mentali nell’ospedale della Salpêtrière”, o “fa togliere le catene ai malati mentali a Bicêtre”, come recitano i titoli di due quadri, rispettivamente, di Tony Robert-Fleury e Charles Louis Müller.
Vittorio Sgarbi Critico e storico dell’arte
Nello stesso momento si diffonde l’Instruction sur la manière de gouverner les insensés et de travailler à leur guérison dans les Asyles qui leur sont destinés di due psichiatri, Jean Colombier et François Doublet, in cui vengono distinte le quattro classi delle malattie dello spirito: la frenesia, la malinconia, la mania, l’imbecillità. Si affina lo sguardo medico, ma insieme anche quello pittorico.










