VANIA COLASANTI, SERGIO ROSSI, ARTE CRIMINALE (Baldini+Castoldi; 208 pp;19 euro)

Quando si dice "genio e sregolatezza" il primo artista che viene alla mente è Caravaggio, pittore dalla vita spericolata e il cui destino fu contraddistinto da un'esistenza in fuga da omicida.

Meno immediato risulta invece l'accostamento con l'autore tra le più rinomate rappresentazioni materne della Madonna come il frate carmelitano Filippo Lippi, che era invece aduso a circuire addirittura le monache nei conventi, tra cui Lucrezia Buti, da lui rapita e con la quale ebbe due figli.

Il Vasari lo descriveva come spinto da un "furore amoroso, anzi bestiale, tanto venereo, che vedendo donne che gli piacessero, se le poteva avere, ogni sua facultà donato le arebbe".

Sono tanti gli artisti che con i loro gesti criminali "hanno macchiato l'arte, ma le cui vicende nulla hanno tolto alla loro grandezza". Sono "vite spericolate tra genio, eros e follia" che Colasanti e Rossi mettono insieme in questo libro appena uscito che, senza cadere nell'aneddotico ma sempre rispettoso delle fonti storiche, racconta di tante vite "borderline" di personaggi capaci di realizzare opere sublimi ma anche di macchiare le loro esistenze di "rosso sangue". C'è il sanguigno Benvenuto Cellini, condannato per sodomia, abuso di minori e diversi omicidi. C'è Agostino Tassi, lo stupratore della pittrice Artemisia Gentileschi, le cui violenze rivivono nei verbali di quello che fu forse il primo processo per violenza carnale. Violento era anche Gian Lorenzo Bernini che aveva invece riversato la sua cieca gelosia contro l'amata, trovata a letto con il fratello, facendole crudelmente sfregiare il volto. Poi ci sono gli artisti passionali, come Raffaello Sanzio, "persona molto amorosa et affezionata alle donne", morto prematuramente, secondo i biografi, per troppo sesso. E c'è l'inquieto Francesco Borromini, preda di torbidi pensieri, che bruciò tutti suoi disegni e si uccise trafiggendosi con la spada.