Di falsi e falsari nell’arte grondano gli annali. Gli uni e gli altri percorrono la storia come un filo rosso, a volte impalpabile, a volte capace di modificare il corso degli eventi. E di dipinti, sculture, tele e monumenti posticci ma soprattutto di certezze infondate se ne parla nel saggio Vero, Falso, Fake” (Giunti, 224 pagine, 20 euro) di Federico Giannini. L’autore affresca un affollato campionario di opere d’arte tarocche ma anche di convinzioni radicatissime ma sbagliate la cui diffusione è cresciuta in modo esponenziale, manco a dirlo, con i social. Cominciamo con la prima e più disarmante delle panzane, quella cioè che fa rifermento alla diffusa convinzione s+econdo la quale in Italia si trovi il 60% dell’arte mondiale.
«Non è mai esistita un’indagine dell’Unesco che si fosse posta l’obiettivo di sondare la distribuzione in termini percentuali del patrimonio artistico mondiale – scrive l’autore -. Si tratta peraltro d’un dato neppure facilmente stimabile, dal momento che “patrimonio culturale, “patrimonio artistico”, “bene culturale”, “bene storico” sono concetti la cui disciplina varia di paese in paese e non esistono cataloghi mondiali dei beni culturali gestiti da un unico soggetto che si sia assegnato la prerogativa di trovare un punto comune tra tutte le varie discipline nazionali».






