Una donna in fuga, che abbandona marito e figlia. Una rinascita lenta, solo a patto di guardare in faccia l’abisso del passato
di
Deborah Ameri
Alba è la figlia di una prostituta alcolizzata e di padre ignoto. Cresce in un accrocco di baracche, abbandonata a se stessa, e finisce in orfanotrofio. In trentasette anni riesce a vivere otto vite, una più dei gatti. Il lettore di Contare i passi verso casa, di Laura Ceccacci, la incontra come operatrice faunistica in uno zoo, che diventa un luogo in cui riposare dopo una fuga a rotta di collo. Nessuno sa chi sia veramente se non Gautama, che la conosce da molti anni e la protegge come un angelo custode. Alba ha lasciato un marito e una figlia piccola, nel suo passato c’è un Buco Nero, come lei lo chiama, una sciagura indicibile, così dolorosa che il suo cervello ha deciso di dissociarsene. Ma a poco a poco, i ricordi riaffiorano a pezzetti. Nell’atmosfera da fiaba che Ceccacci sa sapientemente costruire, emerge una storia nerissima, rivelata solo alla fine con due colpi di scena che mettono in dubbio ogni certezza.
Lei è un’agente letteraria, questo è il suo primo romanzo. Come è stato mettersi dall’altra parte, quella degli scrittori?










