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Elisabetta Andreis

La storia di una giovane donna di origine indiana: «Lui mi ha costretta, la condanna era 22 anni». Arrivata in una casa famiglia racconta la verità: l'uomo finisce in carcere e la condanna per lei viene ridotta a sette

Ha meno di trent’anni, jeans e capelli nerissimi sciolti sulle spalle. Sta scegliendo i fiori per il matrimonio di un’altra donna. Li sistema sul tavolo della casa-famiglia protetta dove vive con il figlio più piccolo. La sposa è una madre conosciuta lì dentro. Attorno ci sono giochi, disegni alle pareti, educatrici che entrano ed escono. Una scena normale.

In India la chiamavano Amara. Significa «eterna». «È il soprannome che mi hanno sempre dato perché non mollo mai», racconta. Arrivata in Italia da ragazza, dopo un matrimonio combinato. Non conosceva una parola di italiano. È diventata subito mamma di due bambini. Il marito è un violento, spariva per giorni senza spiegazioni. Poi ha commesso con altre persone un reato gravissimo. Quando le indagini stringevano il cerchio, ha costretto la moglie ad assumersi la responsabilità. La condanna in primo grado è di ventidue anni.