“Per tanti anni ho riempito ogni spazio della mia vita pur di non restare sola, senza capire davvero perché. Pensavo fosse solo bisogno di compagnia, invece era una paura profonda che mi portavo dentro da sempre. Quando mi sono ritrovata single, senza più qualcuno accanto a proteggermi da quel vuoto, ho toccato il punto più basso. Ma è stato anche l’inizio della mia rinascita”. A raccontarci la sua storia questa settimana è Alba C., 32 anni, libera professionista, che vive a Bologna. “Oggi so dare un nome a quello che ho provato per anni, l’autofobia, e, soprattutto, ho imparato a stare bene con me stessa”.

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Un’ansia che nasce da lontano

“Ho perso mia madre quando avevo solo un anno. Di lei non ricordo nulla, ma la sua mancanza ha segnato tutta la mia vita. Mio padre, per reagire al dolore, si è buttato completamente sul lavoro, diventando una presenza distante. Viaggiava tanto e non c’era quasi mai. Sono cresciuta con mia nonna materna, che è stata per me un punto di riferimento fondamentale, ma anche lei è venuta a mancare quando ero ancora piccola. Da lì in poi è stato un susseguirsi di tate, che si occupavano di me, spesso in modo sbadato e poco empatico. Ma sono sempre stata una persona solare, estroversa e per questo ero piena di amici. Mi circondavo di persone, come se la presenza degli altri potesse riempire quello vuoto affettivo che sentivo dentro al cuore.Durante l’adolescenza ho iniziato a provare una forte ansia quando mi trovavo da sola, soprattutto la sera. Non sapevo cosa fosse, non avevo gli strumenti per capirlo. Pensavo fosse solo una fase. Per dormire tenevo la televisione accesa e chiedevo spesso alle amiche di venire a dormire a casa mia. Quando ho avuto il primo ragazzo, la sua presenza è diventata una sorta di ancora. Da allora non sono mai stata più single: ho avuto tre relazioni lunghe e importanti, una dopo l’altra, come se non potessi permettermi di restare senza qualcuno accanto”.