Lo studente si alza in classe e dice, con una forza che colpisce tutti: “Io sono gay. Qui tra voi ci sono quelli che mi hanno bullizzato per anni. Mi piacerebbe che mi diceste ora di cosa avete paura.” In fondo all’aula alcuni ragazzi abbassano lo sguardo, paonazzi. Sono gli stessi che, per anni, lo hanno vessato ma ora restano in silenzio, perché quando non possono usare parole offensive o gesti violenti, spesso, non hanno altri strumenti per esprimersi.

Le operatrici dei centri antiviolenza che vanno nelle scuole da anni conducono laboratori per elaborare situazioni come queste e destrutturare modelli di mascolinità violenti, disinnescare le parole d’odio.

Nelle scuole e fuori dalle scuole si consumano violenze, le giovani generazioni accedono a contenuti pornografici violenti anche a otto anni, gli episodi di violenza di gruppo contro migranti, omosessuali e gli stupri di gruppo commessi da minorenni sono in aumento. Ma il Governo è preoccupato più dagli interventi che potrebbero essere messi in campo per affrontare questi fenomeni, che dalle violenze.

Il ddl Valditara è stato approvato in via definitiva in Senato. Il provvedimento sul “consenso informato” nelle scuole mette i paletti e restringe l’accesso di esperte ed esperti in tema di educazione sessuale e affettiva: pone il divieto di attività di questo tipo nella scuola dell’infanzia e primaria e, per medie e superiori, l’obbligo di una autorizzazione scritta preventiva da parte delle famiglie. Siamo di fronte ad un colpo di coda in materia di prevenzione alla violenza di genere.