Dai corsi per superare gli stereotipi di genere all'eliminiazione delle feste della mamma e del papà. Fdi: il Ddl Valditara frena il fenomeno

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L’agenda Lgbtq, nelle scuole italiane, non conosce freni. Ma il Ddl Valditara sul consenso informato può rappresentare l’argine tanto atteso. Del resto, soltanto nell’ultimo biennio, le classi italiane sono state invase da progetti e percorsi educativi sull’«affettività», sull’«identità di genere» e sul «superamento degli stereotipi». L’alleanza tra l’ideologia di sinistra, che negli istituti scolastici resta maggioritaria, e l’associazionismo pro gender ha invaso le aule scolastiche.L’elenco è lunghissimo. Ad Aviano, il nido d’infanzia «RossoGialloBlu» ha organizzato un progetto rivolto ai bambini da uno a sei anni. Secondo Fdi, l’iniziativa ha previsto «descrizioni esplicite di reazioni corporee e degli organi genitali». Nel XII Municipio di Roma, ancora, le scuole hanno introdotto alcuni libri sulle famiglie omogenitoriali. «Perché hai due mamme?» è uno dei titoli in questione. A Piacenza, anche grazie all’Arcigay, è stato caldeggiato l’uso sistematico della «schwa» nei testi. La Fondazione Libellula, a Galatina, ha promosso, sempre nelle scuole, un roadshow dal titolo «Storie spaziali per maschi del futuro». I bimbi della scuola primaria hanno così potuto imparare a «decostruire gli stereotipi di genere». Insomma, per Chiara Iannarelli, consigliere regionale di Fdi nel Lazio, la legge voluta da Valditara è più che necessaria. «É un passo importante - dice al Giornale - per ristabilire un corretto equilibrio tra scuola e famiglia».