di Peppe ErcoliASCOLI PICENOL’Anello Acquedottistico dei Sibillini restituirà alle popolazioni delle province di Ascoli e Fermo una rete idrica ultra moderna e sicura, dopo i danni gravissimi causati dal sisma del 2016, che hanno limitato la portata delle acque distribuite dal gestore Ciip Spa. Un’azienda la cui storia riflette l’evoluzione secolare del servizio idrico nel Piceno e nel Fermano, un percorso nato per superare la frammentazione delle piccole reti comunali. Nei primi decenni del Novecento, le sorgenti di Pescara e Capodacqua di Arquata del Tronto furono individuate come risorse strategiche. Nel secondo dopoguerra lo sviluppo della rete accompagnò la ricostruzione e l’espansione economica. La nascita del Consorzio Idrico Intercomunale del Piceno nel 1960 e il completamento dell’Acquedotto dei Sibillini nel 1982 ampliarono la gestione a fognature e depurazione.
Successivamente, nel 2003 è nata Ciip Spa., società a totale capitale pubblico e gestore unico dell’Ato Marche Sud. La crisi sismica del 2016-2017 ha segnato una svolta per l’azienda. "I terremoti hanno causato danni estesi alle condotte, interruzioni elettriche e una drastica riduzione delle portate delle sorgenti, che in alcuni casi hanno subito perdite superiori al 60 per cento. Da questa emergenza – spiega il presidente di Ciip Spa Marco Perosa - è scaturita la necessità di ripensare il concetto di sicurezza acquedottistica, dando vita al progetto dell’Acquedotto Antisismico dei Sibillini". Quest’opera incarna una nuova visione in cui l’infrastruttura è concepita per rimanere attiva anche durante eventi estremi. "I suoi pilastri fondamentali – spiega - includono la diversificazione delle fonti, che integra sorgenti e pozzi, per non dipendere da un unico punto di captazione, e il funzionamento a gravità, che assicura il trasporto dell’acqua verso il partitore principale di Colleforno anche in caso di totale blackout elettrico". Il tracciato è stato riprogettato per evitare i versanti franosi e prediligere gallerie e terreni geologicamente stabili. L’aspetto più innovativo è la ridondanza infrastrutturale. "La nuova linea non sostituisce la vecchia dorsale ma vi si affianca, creando un doppio sistema indipendente che garantisce la continuità del servizio qualora uno dei due rami subisse un guasto". Dal punto di vista strutturale, l’opera è classificata come infrastruttura strategica di Classe d’Uso IV, ha una vita nominale di 100 anni ed è verificata per resistere a sollecitazioni sismiche con tempi di ritorno prossimi a 1900 anni. "L’acqua va governata attraverso conoscenza, dati e programmazione: solo così – conclude Perosa - si supera la logica dell’emergenza generando un servizio moderno e affidabile". E’ il primo acquedotto antisismico d’Europa.















