Pubblicato il: 13/06/2026 – 18:30

di Paola Suraci

REGGIO CALABRIA C’è una frase, captata dagli investigatori della Dda di Reggio Calabria, che fotografa meglio di qualsiasi altra il metodo di Maurizio Chiarolla, il sindacalista della Confsal-Fismic finito ieri in carcere insieme a Salvatore Aricò e Roberto Puglia. I tre sono stati arrestati dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Claudia Colli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, coordinata dal procuratore capo Giuseppe Borrelli. L’accusa, a vario titolo, è di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. Chiarolla, nelle intercettazioni, sta telefonando a Nicola Pettinato, consulente della Phoenix Logistic, società dell’indotto Hitachi Rail. Vuole sapere perché i lavoratori della sua area sindacale non vengono presi in considerazione per le assunzioni. Il tono non è quello di una richiesta. È quello di chi si sente creditore: «e non ci tieni presenti? perché? che fai?».Quella telefonata è solo una delle tante. Per mesi, tra l’autunno del 2024 e il febbraio del 2025, Chiarolla ha tempestato di chiamate i vertici della Phoenix, inviato curricula via WhatsApp, preteso incontri, evocato scioperi. Un pressing continuo, documentato dalle intercettazioni, che il gip Claudia Colli descrive con parole nette nell’ordinanza che ha portato al suo arresto: un soggetto che «non si limita a svolgere ordinaria interlocuzione sindacale, ma pretende di incidere direttamente sulle scelte organizzative dell’impresa, rivendicando una sorta di prerogativa nella selezione del personale e reagendo con crescente pressione e finanche aggressività alla mancata considerazione dei nominativi segnalati».