L'esponente sindacale, arrestato con l'accusa di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, ha risposto per due ore ai magistrati. Al centro del confronto anche le dinamiche legate al reclutamento della manodopera nello stabilimento reggino
Si è concluso oggi, all’interno del carcere di Reggio Calabria, l’interrogatorio di garanzia di Maurizio Chiarolla, il sindacalista di 48 anni in forza alla Hitachi Rail, tratto in arresto quattro giorni fa su mandato della locale Procura della Repubblica. L’indagato, difeso dagli avvocati Lorenzo e Francesco Gatto, è comparso dinanzi al Gip Claudia Colli, alla presenza del pubblico ministero Sara Parezzan. Nel corso delle due ore di confronto, Chiarolla ha risposto alle domande dei magistrati tentando di chiarire la propria posizione in merito alle gravi accuse di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso che hanno portato al provvedimento restrittivo nei suoi confronti.
Il nodo delle assunzioni e il sistema degli appalti
Secondo le indiscrezioni trapelate dopo l’atto istruttorio, il sindacalista avrebbe espresso la propria disponibilità a collaborare con gli inquirenti, offrendo elementi di analisi sul cosiddetto “sistema delle assunzioni”. Tale scenario riguarderebbe nello specifico le modalità di reclutamento delle maestranze presso lo stabilimento Hitachi Rail di Reggio Calabria, con particolare riferimento alle procedure di fornitura di manodopera locale alle aziende terziste attive in subappalto all’interno del complesso industriale. La posizione di Chiarolla resta al centro dell’inchiesta che vede coinvolti anche Salvatore Aricò e Roberto Puglia, anch’essi attualmente in carcere.










