Fenomenologia di Vannacci

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The italian sea group sta affrontando una grave crisi finanziaria

Carrara, 12 giugno 2026 – Minacce ai sindacati, ipotesi di cause milionarie in caso di richieste di risarcimento e trasferimento del delegato Cgil. Va su tutte le furie Umberto Faita, responsabile della Fiom Cgil, il quale ripercorre la delicata vertenza che sta alla base della crisi del cantiere navale di Tisg. “ Quando la nave affonda, la colpa non è mai del comandante” scrive Faita in una nota in cui ricorda che “dopo l’annuncio di Giovanni Costantino, dell’inaspettato disastro finanziario e del necessario ricorso alla procedura di composizione negoziata, abbiamo assistito a una cinquantina tra licenziamenti e dimissioni, a proclami di entusiastica ripresa dell’attività, ad attacchi frontali alla Fiom, colpevole di voler vigilare su ciò che accade in cantiere, all’uso strumentale di richieste di risarcimento milionarie per disincentivare le azioni giudiziali dei dipendenti licenziati”. Secondo Faita, in una normale realtà imprenditoriale, si sarebbe proceduto a un licenziamento collettivo, con tutte le garanzie del caso. “Qua invece abbiamo licenziamenti e dimissioni accompagnati da richieste di risarcimento che, traducendosi in futuri crediti, avrebbero la finalità di compensare gli importanti debiti dell’azienda. Ai lavoratori licenziati vengono consegnate buste paga a segno negativo nel tentativo maldestro di dissuaderli dal rivendicare i loro diritti. Così, mentre le indagini rivelano approssimazione e disorganizzazione, di queste mancanze si incolpano i lavoratori, ritenuti persino responsabili dell’inadempimento degli obblighi fiscali e previdenziali. Di fronte a tutto questo, l’azienda vorrebbe confrontarsi con un sindacato muto. Ma poiché muti non siamo, mentre vedevamo calare a picco il valore delle azioni, l’erosione del capitale sociale sotto i 50mila euro e ci interrogavamo sulla sostenibilità del piano industriale, siamo stati minacciati anche noi, come Fiom – è la denuncia di Umberto Faita – di dover risarcire ingentissimi danni all’”immagine” dell’azienda e abbiamo assistito allo spostamento del nostro delegato ad un altro reparto, atteggiamento che fa tornare alla mente il confino in cui furono esiliati i delegati della Fiom durante la vertenza Nca. Tutti dubbi che si riconfermano alla luce della sentenza del Tribunale di Firenze che accoglie il ricorso di cinque armatori sul decadimento delle misure protettive e metterebbe a serio rischio la tenuta del piano di riasanamento”. Faita ricorda poi il ruolo del sindacato: porre domande, interrogarsi, avanzare proposte, negoziare, concertare o confliggere con la controparte e criticare l’operato dell’azienda alla luce dei suoi piani di sviluppo, per tutelare gli interessi delle maestranze. La Fiom fa questo da 125 anni, non da 13. Censurare l’operato del sindacato significa delegittimarne il ruolo. Minacciare di azioni legali il segretario di un’organizzazione sindacale solo perché si fa domande in ordine al futuro occupazionale dei lavoratori è un’intimidazione inaccettabile e rischia di vanificare il diritto dei lavoratori a essere rappresentati. Non è una questione formale, ma di sostanza, visto che le maestranze hanno deciso liberamente di essere rappresentate dalla Fiom. Da qui Faita rivendica il ruolo sindacale, nel solco tracciato anni fa da quei delegati che hanno scritto la storia sindacale di Nca. Non sarà la minaccia di azioni legali a zittire la Fiom e a privarla del suo sacrosanto diritto di criticare l’operato di un’azienda”.