Caricamento player

I Mondiali di calcio iniziati il 10 giugno si giocano in tre paesi del Nordamerica: Canada, Stati Uniti e Messico. Come tutte le competizioni sportive dovrebbero essere un invito alla collaborazione e all’unità, ma dall’inizio del secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, a gennaio del 2025, i rapporti tra i paesi ospitanti sono parecchio peggiorati. È un problema che ovviamente va oltre le partite calcistiche, perché per via della loro vicinanza geografica i tre non possono evitare di collaborare su moltissime questioni, a partire da quelle commerciali e di sicurezza.

Partiamo dal Canada. Soprattutto nei primi mesi del suo mandato Trump ha adottato un approccio molto aggressivo, sostenendo più volte che sarebbe dovuto diventare il 51esimo stato statunitense e quindi minacciando la sua annessione. Non ha mai fatto nulla di concreto per sostanziare le minacce, ma questo ha inevitabilmente causato scontri con il governo canadese, guidato fino ad aprile del 2025 da Justin Trudeau e poi da Mark Carney, entrambi del Partito Liberale, di centrosinistra.

Carney per esempio ha ribadito piu volte che il Canada «non è in vendita, non lo sarà mai», e ha detto chiaramente che il «vecchio rapporto» tra i due paesi, «basato su una sempre maggiore integrazione delle nostre economie e su una stretta cooperazione militare e di sicurezza, è finito». Come conseguenza sta cercando di distanziarsi dagli Stati Uniti, per quanto possibile, e avvicinarsi all’Unione Europea.