MOTTA DI LIVENZA - Trovare personale disposto a lavorare in un panificio è diventata una delle sfide più difficili per gli artigiani del territorio. A lanciare l'allarme è Ladislao Rorato, per tutti "Ladi", che insieme alle sorelle Katia e Cristina gestisce lo storico Panificio Rorato nel centro di Motta. Una realtà che da generazioni rappresenta un punto di riferimento per la città e che oggi si confronta con un problema sempre più diffuso: la mancanza di giovani interessati a intraprendere professioni artigianali. Secondo Rorato il fenomeno non riguarda soltanto il mondo della panificazione, ma coinvolge gran parte dei mestieri manuali. Dal falegname al calzolaio, fino ai restauratori e a molte altre professioni.

LO SFOGO «La difficoltà è trovare persone che abbiano voglia di imparare questo mestiere - afferma Rorato - Non parlo soltanto del nostro panificio. Ho colleghi che aspettano da più di un anno di trovare un ragazzo giovane disposto a iniziare un percorso professionale. È una situazione che riguarda molti settori dell'artigianato. Un tempo erano i ragazzi a entrare nei laboratori e nelle aziende per chiedere se c'era la possibilità di lavorare. Oggi succede il contrario: siamo noi titolari a cercare collaboratori. Facciamo colloqui, contattiamo persone, chiediamo disponibilità. E spesso le risposte che riceviamo sono scoraggianti». Molti pensano che il problema sia legato agli stipendi. Ma è davvero così? «Dal mio punto di vista no. Ogni situazione è diversa, ma in molti casi gli stipendi sono adeguati. Il vero nodo riguarda gli orari. Quello del panettiere è un lavoro che inizia molto presto. Si lavora durante la notte e nelle prime ore del mattino. Questo per tanti giovani rappresenta un ostacolo insormontabile». GLI ASPETTI POSITIVI Eppure ci sono anche aspetti positivi legati a questi orari. «Certo. Se il lavoro è organizzato bene, spesso si conclude a metà mattinata ma anche prima. Questo significa avere a disposizione una parte importante della giornata. Però bisogna essere disposti ad adattarsi a ritmi diversi da quelli tradizionali» Il lavoro nel fine settimana, però, è un elemento che pesa. «Il sabato, per un panificio, è una giornata fondamentale. Non possiamo permetterci di chiudere proprio quando le persone acquistano di più. Questo comporta sacrifici che molti giovani oggi non sono più disposti ad accettare».