Genova - Contro i tagli alle risorse e carenze di organico, «vicine al 50%»: sono queste le ragioni che hanno spinto la Funzione pubblica della Cgil a indire uno sciopero nazionale per i lavoratori della cultura, che a Genova ha riunito una quarantina di lavoratori davanti alla Prefettura in Largo Eros Lanfranco, con l’obiettivo di farsi ascoltare dal Governo. Carenze che sono fotografate dai dati forniti dal sindacato: alla Soprintendenza archivista belle arti e paesaggio mancano 40 lavoratori sui 135 che sarebbero necessari, nei musei nazionali 53 su 178, tra l'Archivio di Stato di Genova 19 su 45, alla Biblioteca Universitaria di Genova 29 su 68 e agli Archivi di Savona, Imperia e Spezia circa 30 su 50. Ma a Genova, non sono scesi in piazza solo i lavoratori delle strutture nazionali. Il sindacato denuncia come l'affidamento delle strutture pubbliche comunali a partner privati, presentato dall'amministrazione, in particolare dall’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, sia a tutti gli effetti una privatizzazione della gestione della cultura. «Siamo allo sciopero nazionale legato alle carenze di organico ormai enormi su tutto il territorio nazionale, ma in particolar modo nella nostra città - spiega Luca Infantino, segretario generale della Funzione Pubblica Cgil di Genova e dell'area metropolitana - Sia in ambito museale, e questo afferisce, ad esempio, i musei di Spinola e Palazzo Reale, ma poi anche all'Archivio di Stato. Abbiamo enti come la Biblioteca universitaria, a Principe, dove abbiamo carenze d'organico che ormai sono insostenibili. Ma soprattutto abbiamo uno sviluppo di creazione di lavoro povero all'interno del Ministero della Cultura. Anche qui a Genova abbiamo servizi che dovrebbero essere ricoperti da personale del pubblico impiego che invece sono ricoperti da cooperative o, peggio ancora, per la gestione di alcuni aspetti che sono dirimenti - perché riguardano anche poi la sicurezza non solo degli operatori, ma soprattutto quella degli utenti - abbiamo le guardie giurate che gestiscono all'interno dei nostri musei, Palazzo Reale in particolare, alcune situazioni. Credo che lo sciopero definisca quello che è un tracciato che noi da tempo come organizzazione sindacale portiamo avanti, che è quello di mantenere all'interno del perimetro pubblico quello che è il lavoro pubblico, e che deve restare pubblico. Ogni volta che si gestiscono passaggi sulla cooperazione sociale, piuttosto che sui lavoratori atipici, si crea lavoro povero». A Genova ci sono «interi musei gestiti dal privato. Controllati dal pubblico, ma gestiti dal privato - aggiunge Infantino - Per quanto riguarda la parte ministeriale abbiamo una carenza che è quasi al 50% di personale su tutti i profili professionali. Sul Comune di Genova abbiamo anche un piano assunzionale che prevede un disinvestimento sulle biblioteche, e quindi, molto probabilmente già nei prossimi mesi, una ulteriore dismissione del pubblico all'interno di quelli che sono servizi pubblici». A Genova, che conta diciotto musei comunali, due biblioteche comunali (Berio, De Amicis) e numerose municipali, «il Comune non sta garantendo il turnover del personale di biblioteche e musei: ci sono zero assunzioni previste per il 2026 per sostituire pensionati, col personale che nel giro di tre anni è calato di circa venti unità - spiega Cristian Briozzo, delegato del Comune di Genova e Funzione Pubblica Cgil per Terzo settore e sanità privata - Un servizio esternalizzato comporta salari bassi, meno tutele, contratti part-time, non viene neanche garantito il salario minimo sancito dalla delibera di giunta. C’è una precarizzazione del lavoro. Noi contrastiamo il progetto di partenariato pubblico-privato». Mariangela Bruno, funzionaria della Biblioteca Universitaria di Genova, che dispetto del nome non opera sotto l'Università o il Ministero di Università e Ricerca ma è gestita dal Ministero della Cultura, fotografa la situazione della biblioteca, dove la carenza di organico «non consente di offrire servizi: apriamo solo un piano su tre perché non riusciremmo a gestirli; dobbiamo organizzare con giorni e orari ridotti la sezione dei manoscritti, se avessimo più personale potremmo farlo ogni giorno. Per quanto riguarda il personale scientifico, ovvero i bibliotecari, su sedici che dovremmo essere, siamo solo tre». «Il dramma - conclude Bruno - è stato che non si sono fatti concorsi per tanti anni, i bibliotecari sono andati in pensione e quindi non c’è stato il ricambio di personale e passaggio di conoscenze. Il Ministero non ha bandito concorsi in tempi opportuni. Con l'ultimo concorso sono stati assunti 30-40 bibliotecari per tutta Italia: una goccia nel mare».