“Si sta arrivando a un possibile accordo preliminare anche se i due attori principali sono partiti da posizioni inconciliabili che il Pakistan, insieme ad altri paesi, hanno cercato di ammorbidire per trovare un compromesso”, ha spiegato Elisa Giunchi, professoressa ordinaria di Storia e geopolitica del Medio Oriente all’Università Statale di Milano, autrice tra gli altri di “Pakistan: una storia politica e religiosa” (Carocci editore 2026).
Che ruolo ha giocato il Pakistan? Ha favorito in qualche maniera l’Iran nel negoziato?
È in un’ottima posizione per mediare, per una serie di motivi. Innanzitutto, per i rapporti di lunga data che ha con diversi paesi della regione e, in particolare, con i due principali governi coinvolti nel conflitto, Usa e Iran. Il Pakistan ha un chiaro interesse a mediare per evitare un’escalation sul piano regionale che avrebbe dei costi, anche economici, rilevanti per Islamabad. L’esito della sua mediazione dipende però dalla capacità di apparire un attore neutrale e quindi di non favorire eccessivamente né l’uno né l’altro. Sicuramente il governo pakistano è andato incontro ad alcune richieste iraniane; tra queste, l’apertura di corridoi terrestri per il transito delle merci, non solo pakistane ma anche di altri paesi terzi, verso l’Iran, che ha spezzato il blocco Usa dei porti iraniani e dello Stretto di Hormuz. Al contempo il Pakistan ha dato diversi segnali di apertura nei confronti degli Stati Uniti, sulla scia del miglioramento delle relazioni bilaterali che si è verificato a partire dall’estate scorsa. Insomma, il Pakistan cerca di preservare un’immagine di neutralità, non potendosi permettere di alienarsi nessuno dei due principali attori: con l’Iran ha un confine molto lungo, scambi commerciali importanti, legati anche alla “fame” pakistana di idrocarburi; Teheran ha inoltre la possibilità di creare problemi interni al Pakistan giocando sull’attrito tra Islamabad e beluci, e tra maggioranza sunnita e minoranza sciita che periodicamente sfocia in episodi di violenza. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, si tratta di un partner cruciale soprattutto come fornitore di armi, di munizioni, di apparati militari per l’esercito pakistano.








