«Il Pakistan si è impegnato in questa iniziativa di mediazione perché la sua popolarità negli ultimi anni è molto diminuita», ci ha spiegato Marzia Casolari, docente di Storia dell’Asia all’Università di Torino. «La sua credibilità è stata molto compromessa. Anche il bombardamento sull’Afghanistan non ha aiutato», ha proseguito Casolari. «Il Pakistan in anni recenti ha poi affrontato una crisi nei rapporti con il suo alleato storico, gli Stati Uniti. Credo che con questo ruolo negoziale si sia voluto riabilitare per ristrutturare la sua immagine a livello internazionale. Ma una delle variabili principali è sempre la stessa: i rapporti con l’India. In altre parole, il Pakistan vuole affermarsi come una potenza regionale benevola, che non fa solo guerre, ma negozia anche paci o tregue».

Il Pakistan vuole superare il danno di immagine degli attacchi in Afghanistan alla vigilia della guerra in Iran?

«Quei raid contrastano con questo ruolo di mediatore che il Pakistan ha assunto ma non solo in relazione alla guerra in Iran. Il paese aveva già ricoperto un ruolo entrando nel gruppo di paesi musulmani che dovrebbero occuparsi della difesa militare di Gaza».

Dalla mediazione del Pakistan all'amministrazione Trump in affanno: cosa c'è dietro alla tregua tra Usa e Iran