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Ultimo aggiornamento: 9:16
“Guerra aperta“. Sono bastate queste due parole scritte su X dal ministro della Difesa pakistano, Khawaja Asif, ha ricacciare la popolazione afghana nel terrore di un nuovo conflitto, dopo appena cinque anni di relativa pace seguita alla presa del potere dei Taliban. I termini utilizzati dall’esecutivo di Islamabad sono comunque inusuali, anche se, spiega Fabrizio Foschini, analista politico per Afghanistan Analysts Network, a Ilfattoquotidiano.it, “un conflitto prolungato non porterebbe risultati positivi né per la leadership afghana né per quella pakistana”.
Negli ultimi mesi abbiamo assistito a un aumento degli scontri al confine, con il Pakistan che ha più volte accusato la leadership afghana di dare supporto alle milizie di Tehrik-i-Taliban Pakistan. È questo il motivo dell’attacco di Islamabad?
Nessuno poteva prevedere un’escalation di questo tipo, proprio perché quello tra i due Paesi è un conflitto a bassa intensità che va avanti da molti anni, oscurato solo dalla guerra Nato-Taliban. Stiamo parlando di una guerra combattuta su più piani, con scontri al confine, blocchi economici, lo stop da parte del Pakistan dell’unico accesso al mare per il vicino. Questo anche durante la presenza americana nel Paese. I motivi dello scontro, quindi, rimangono gli stessi e ogni leadership, da entrambe le parti, in qualche modo li eredita: si va dalla demarcazione dei confini all’irredentismo nei territori Pashtun pakistani.













